mercoledì, 27 maggio 2009

Carissima Adele,

mi perdonerai se ti chiamerò solamente per nome (d'altronde non ci tengo a conoscere altro, su di te) e se scriverò dandoti del tu (di solito, il Lei lo riservo a persone per cui nutro un minimo di rispetto).

Hai cercato di fare la furbetta, eh? Prima proponendo -anzi, imponendo- un compenso ridicolo per un lavoro, poi cercando di accaparrarti i diritti d'autore e, infine (a lavoro finito e consegnato) di risicare ancor di più sul suddetto compenso, sostenendo di poterne corrispondere solamente un terzo (cristiddio, un terzo, dico!) poichè, parole tue: "non si è mai sentito che qualcuno venga pagato per pensare".

Bene, siccome probabilmente quest'ultima affermazione, nel tuo caso, è già vera, ti auguro con tutto il cuore d'avere d'ora in poi solamente idee di merda, che portino il reparto creativo della tua azienda al tracollo; di essere, conseguentemente, sbattuta fuori da tuo fratello, nonchè socio; di finire a pulire i cessi dell'autogrill (con tutto il rispetto per chi già svolge questo lavoro).

p.s.: il vostro sito fa veramente cagare.

 

 

--- disegno by idiopatica ---

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categoria:angolo della macumba
lunedì, 25 maggio 2009

 

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E' ufficiale: mi sto sciogliendo come un ghiacciolo lasciato fuori dal frigo.

Solo un fantastico gadget (in arrivo tra pochi giorni) potrà salvarmi: il ventilatorino usb.

Altrimenti, ricordatemi così. In mutande e appiccicaticcia.

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categoria:cazzate, moleskine, illustrazione, quotidianitĂ , b/n , rapidograph
lunedì, 25 maggio 2009

Iera sera decidiamo di andare a fare l'aperitivo in un baretto anni '70. Da casa mia c'è un bel pezzetto di passeggiata da fare, ed essendoci un caldo esagerato propongo di prendere l'autobus. Questo nostro amico esprime il suo disaccordo commentando che la 56 (il suddetto autobus) è "piena di negri".

Ora, io non sono un'integralista della tolleranza (già la parola "tolleranza" non mi piace perchè implica un concetto di "sopportazione"), e pur viaggiando su ideologie molto diverse da questo ragazzo, pur trovando fastidioso l'uso di certi termini con intento dispregiativo, non mi scompongo e assecondo l'idea di andare a piedi.

Nota per il diretto interessato: se stai leggendo ti riconoscerai. Non prendertela, non è un post su di te. Credo che a volte l'amicizia debba prescindere dalle posizioni politiche, non sono una che "se non la pensi come me sei fuori", certo c'è modo e modo di esprimere i concetti... ad ogni modo ho altri motivi per considerare un buon amico questa persona, che in fondo (ma in fondo in fondo! ahah) è un bravo ragazzo.

Questo episodio è solo una cazzatella da cui voglio prendere spunto per fare un discorso più ampio.

Sarei una schifosa ipocrita se dicessi che mi fa piacere incontrare ad ogni ora del giorno e della notte quei gruppetti di marocchini (o quel che l'è) che si radunano agli angoli delle strade, ma in realtà non è tanto la provenienza geografica che fa differenza, quanto quel modo di fare da "perdigiorno". Infatti di questi gruppetti ce ne sono pure di italianissimi, e mi mettono a disagio nello stesso modo. Tutta questa premessa per puntualizzare che la mia visione delle cose non sta nè a un estremo nè all'altro. La "brava gente" e i delinquenti si trovano dappertutto, indipendentemente dalla nazionalità.

Spesso si sente dire, degli stranieri che magari chiedono un diritto in più, o che non vogliono integrarsi del tutto, che "sputano nel piatto in cui mangiano". Beh, cari miei, voi che pensate che le cosiddette minoranze debbano stare zitte e mute perchè a farli stare qua gli facciamo solo un favore, ci ho riflettuto seriamente e ho concluso che siete voi a sputare nel vostro piatto. E forse la pensate in una certa maniera solo perchè potete permettervelo: sì, nel senso economico del termine.

Ho provato, solo per un attimo, a immaginare come sarebbe questa città senza stranieri.

Sicuramente via Padova sarebbe quasi deserta, a parte nel giorno di mercato, in cui tutti i vecchi del circondario escono dalle loro tane per invadere il quartiere con i loro trolley maledetti (!). Sicuramente sarebbe una città in cui io dovrei tirare parecchio la cinghia. Già il costo della vita è molto alto, e quelle poche soddisfazioni che posso togliermi provengono tutte dalla fascia di mercato ultra-conveniente che ormai è completamente in mano agli stranieri.

Andare a mangiare fuori? Al cinese, ovvio. Mi piace, costa poco, si mangia discretamente (sempre meglio averne uno "di fiducia" però... le conseguenze di una cena cinese troppo pesante sono devastanti!)

Una pizza? Dimenticatevi il pizzaiolo napoletano. E' una specie in via di estinzione. Qua tutte le pizzerie da asporto sono gestite da egiziani. E sono pure bravi.

Il kebab mi ha nutrita tutte le volte che non avevo voglia di cucinare, quindi devo solo ringraziare che esista.

Se non ci fossero i negozietti di abbigliamento cinese, sarei fregata, perchè l'abbigliamento italiano costa troppo per le mie possibilità e non trovo mai le taglie piccole.

I Navigli sarebbero la stessa cosa, senza i camerieri sudamericani? Mh, non credo proprio.

Trovatemi un parrucchiere italiano che mi faccia taglio-piega-tinta a 20 euro, e poi possiamo anche riparlarne.

Per non parlare, poi, di tutti quei lavori che oggettivamente gli italiani non vogliono più fare. Badanti, spazzini (pardon: operatori ecologici), muratori sottopagati. Ovviamente sto prendendo in considerazione solo la realtà milanese. Qualcuno di voi, bravi ragazzi italiani, sarebbe forse disposto a raccogliere pomodori?

La mia è volutamente una riflessione egoistica, me ne rendo conto. Avrei potuto parlare di diritti umani, diritto d'asilo, volemose bbene, ma credo che mi sentirei una stronza a cercare di sviscerare concetti troppo ampi e profondi, primo perchè c'è chi può farlo meglio di me e, secondo, perchè non è mia intenzione parlare di massimi sistemi. Alla fine io conosco solo una realtà molto limitata, la mia, e volerne uscire per guardare le cose "dall'alto" sarebbe presuntuoso.

Mi piace vivere in una città multietnica. E' stato, fin da subito, uno degli aspetti che ho trovato positivi. Mi piace e, inoltre, non posso farne a meno: quindi sono io che devo ringraziare e stare zitta, mica loro.

 

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categoria:attualitĂ , quotidianitĂ 
domenica, 24 maggio 2009

E' mezzanotte del 25 maggio, sono seduta sul letto e sto sudando. Sono ferma immobile e sto sudando a goccioloni.

Devo farmi vedere da un medico? Sono entrata in menopausa precoce? Oppure Milano è bombardata da raggi gamma alieni e si sta velocemente trasformando in foresta equatoriale?

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giovedì, 21 maggio 2009


Considerazioni musicali.
La giostrina dall'altro lato della strada ha cambiato colonna sonora.
Fino a ieri potevo sentire, in loop per tutto il pomeriggio, un'orrenda versione midi del solo ritornello di "Per Elisa" (quella di Beethoven che tentavo di suonare da piccola, sul pianoforte, con due ditina. Me la ricordo ancora, eh: mi-re-mi-re-mi-si-re-do-la).
Oggi invece passano in sequenza: Kiss me kiss me Licia, O-o-o Occhi di gatto, Memole è il nome mio (folletto sono io), Pollon (...Pollon!) combinaguai e altre sigle che non riconosco.
Un bel tuffo nell'infanzia. Molto, molto meglio di Giusy "gatto sodomizzato" Ferreri, comunque.

*****

Considerazioni di letteratura leggera.
Clive Cussler è famoso per la sua collana di libri d'avventura che hanno per protagonista Dirk Pitt, agente della NUMA (National Underwater and Marine Agency).
La NUMA è una fondazione realmente esistente, per cui l'autore ha lavorato;
il figlio di Clive Cussler si chiama Dirk;
nella fiction, il figlio di Dirk Pitt si chiama, anch'egli, Dirk (forse junior?);
mentre la sua prima moglie (compagna? non ricordo) si chiama(va) Summer;
la figlia di Dirk Pitt si chiama Summer, a sua volta (forse junior, pure lei?);
in uno dei libri, una "comparsa" si chiama Clive Cussler;
tutto ciò per dire che:
- il signor Cussler ha avuto un'idea geniale e non ha dovuto nemmeno sforzarsi di trovare dei nomi originali per i suoi personaggi! Perciò ha tutta la mia stima.
- la descrizione letteraria di Dirk Pitt non corrisponde per niente all'interprete cinematografico (Matthew McCounaghey in "Sahara"), tuttavia la critica femminile -nella persona di me medesima- ha decretato che si tratta di un dettaglio assolutamente marginale.

*****

Considerazioni lavorative.
Perchè mi capitano da monitorare, a ritmo alternato, pacchi di riviste
- o interessanti e (quasi) colte, tipo Abitare, Pig Magazine, AD
- o assolutamente stupide e pallose, tipo Famiglia Cristiana, Ragazza Moderna e Men's Health (edizione francese, oltretutto)?
Non è possibile fare un po' e un po'? Si tratta di una legge cosmica?

p.s.: questo giro ho a che fare con la seconda possibilità. Non vedo l'ora di trovare qualche chicca sul mensile per Veri Machi.

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categoria:libri, cazzate, lavoro, quotidianitĂ 
mercoledì, 20 maggio 2009

Premessa: ho sempre avuto una forte avversione per la matematica.
Me la cavo bene con la matematica applicata al denaro spicciolo, ma non ho mai trovato affascinante la matematica pura e astratta, nè credo di comprendere i principi basilari della finanza.

Dovendo improvvisare un'analisi del fenomeno, immagino che le cose siano andate più o meno così:

La piccola D. ha 5 anni. Sa già leggere e scrivere, e possiede una collezione di libri a fumetti in inglese. E sì, li capisce.
La piccola D. reputa tutto ciò, nella limitata visione del suo mondo di bambina, assolutamente normale.
La piccola D. frequenta la prima elementare in una grande città; è una classe numerosa, in cui nessun compagnuccio padroneggia le regole dell'ortografia, e si sfrange i maroni ascoltando bambini balbuzienti alle prime armi con la lettura.
La piccola D. si sente superiore, e dedica la sua attenzione a quello che sa fare meglio degli altri (a cosa serve la matematica se puoi pavoneggiarti col congiuntivo?)

La piccola D., a 7 anni, cambia scuola e viene pubblicamente rimproverata perchè non sa fare le divisioni.
Sbam! Ecco come nasce un odio atavico.

Purtroppo (o per fortuna) la piccola D. è poi cresciuta e si è trovata di fronte alla necessità, prima, di colmare le sue lacune in materia (onde avere in pagella almeno un 6 stiracchiato) e, più tardi, di inculcarsi nel cervello alcune nozioni di calcolo fiscale, per scongiurare brutte sorprese nella famigerata dichiarazione dei redditi.
Tuttavia, quella sensazione di disagio, di fronte ai numeri, è rimasta (credo che si possa parlare di imprinting).

Se la matematica è da sempre, per me, una questione di fede, quando si parla di tasse-imposte-percentuali-trattenute-ritenute e così via, si sfocia nel cieco fondamentalismo religioso.

Il problema è il seguente:
se nel corso del 2009, io pagherò all'Inps una cifra x di contributi (relativi all'anno 2008),
e nel 2010, potrò scaricare la medesima cifra x dalla dichiarazione relativa all'anno 2009;

che senso ha?
Ovviamente sono ben contenta di poter pagare meno tasse, ma questo meccanismo del tipo "tu me li anticipi sulla mano destra, poi io te li scalo con la mano sinistra" mi lascia perplessa.

Le risposte plausibili che mi vengono in mente sono:
- lo Stato conta sul fatto che il mio commercialista, prima o poi, si dimentichi di scaricare l'Inps dell'anno precedente (conoscendo il mio commercialista, può essere)
- lo Stato conta sul fatto che io mi stufi di avere partita Iva entro cinque anni, perdendo così ogni diritto sui contributi versati
- lo Stato conta sul fatto che quando sarò vecchia la pensione non esisterà più
- lo Stato ha ideato questo bislacco procedimento per dare lavoro ai millemila impiegati statali e fare un po' di sano magna magna
- non ha un senso intrinseco ma, cribbio!, bisogna far girare l'economia!

C'è qualche ragioniere in ascolto che può illuminarmi?
Oh, non è così importante: se non troverò una spiegazione logica, continuerò a considerarla una verità dogmatica.

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categoria:lavoro, dubbi esistenziali
lunedì, 18 maggio 2009

Giornata caratterizzata da rincoglionimento globale. Dover stare al pc non aiuta.

Sarà meglio che ricominci a disegnare (pfff, l'ho detto talmente tante volte che non ci crede più nessuno).

Questo è vecchio, ma mi piace sempre.

blah blah

 

Buonanotte, gente.

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categoria:moleskine, illustrazione, b/n , rapidograph
domenica, 17 maggio 2009

 

Carissimo Sconosciuto,

che ieri sera, di fronte al Cimitero Monumentale, forse afflitto da noia esistenziale, hai avuto la bella idea di spaccare il finestrino della macchina del mio moroso, neppure a scopo di furto, giacchè tutto appariva in ordine,

che tu possa, uno di questi giorni, inciampare su un tappeto di vetri di dimensioni microscopiche (in tutto simile a quello che hai lasciato come conseguenza del tuo gesto), così che tu possa sfoggiare autentiche stimmate sui tuoi palmi e le tue ginocchia; che, se sei in compagnia di qualcuno, egli ti derida pubblicamente; che, infine, i dolorosi frammenti di vetro ti vengano estratti da un nerboruto infermiere a cui ricorderai qualcuno che lo ha picchiato quand'era piccolo.

p.s.: la macchina era pure aperta, stronzo.

 

--- disegno by idiopatica ---

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categoria:angolo della macumba
sabato, 16 maggio 2009

Le Iene: Luigi Pelazza (uno dei pochi a cui affidano qualche servizio non edulcorato) visita un centro di detenzione per immigrati clandestini a Malta.

Mentre qua ci lasciamo confondere dalle molteplici posizioni in merito, ci sfugge forse una premessa fondamentale, un concetto che uno degli, ehm, "ospiti" sintetizza egregiamente:

"Le nostre risorse possono circolare in tutto il mondo: oro, diamanti, legname, manganese, bauxite, petrolio, ma a noi non è permesso neanche entrare in Europa.
Noi abbiamo moltissime risorse che potrebbero aiutarci per il nostro sviluppo, ma ora abbiamo finalmente capito che gli stati che ci hanno colonizzato sono interessati solo alle nostre risorse, ma non a noi. E i nostri politici li sostengono"

Le persone non generano profitto o, meglio: sono solo una fonte di forza lavoro sostituibile, e in più creano una marea di problemi, questioni sociali, politiche, culturali, che prima o poi vanno risolte. Sembra paradossale, ma un barile di petrolio gode di molta più libertà che qualsiasi essere umano: sarà perchè i soldi parlano una lingua universale?

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categoria:attualitĂ , tv , amare veritĂ 
sabato, 16 maggio 2009

Stasera mi sono accorta che in Chronicles of Riddick (che avevo già visto) molte scene di combattimento vengono risolte con delle classiche mosse da wrestling.

Ma glielo perdono solo perchè è Vin Diesel, sia chiaro.

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categoria:cinema, cazzate