Iera sera decidiamo di andare a fare l'aperitivo in un baretto anni '70. Da casa mia c'è un bel pezzetto di passeggiata da fare, ed essendoci un caldo esagerato propongo di prendere l'autobus. Questo nostro amico esprime il suo disaccordo commentando che la 56 (il suddetto autobus) è "piena di negri".
Ora, io non sono un'integralista della tolleranza (già la parola "tolleranza" non mi piace perchè implica un concetto di "sopportazione"), e pur viaggiando su ideologie molto diverse da questo ragazzo, pur trovando fastidioso l'uso di certi termini con intento dispregiativo, non mi scompongo e assecondo l'idea di andare a piedi.
Nota per il diretto interessato: se stai leggendo ti riconoscerai. Non prendertela, non è un post su di te. Credo che a volte l'amicizia debba prescindere dalle posizioni politiche, non sono una che "se non la pensi come me sei fuori", certo c'è modo e modo di esprimere i concetti... ad ogni modo ho altri motivi per considerare un buon amico questa persona, che in fondo (ma in fondo in fondo! ahah) è un bravo ragazzo.
Questo episodio è solo una cazzatella da cui voglio prendere spunto per fare un discorso più ampio.
Sarei una schifosa ipocrita se dicessi che mi fa piacere incontrare ad ogni ora del giorno e della notte quei gruppetti di marocchini (o quel che l'è) che si radunano agli angoli delle strade, ma in realtà non è tanto la provenienza geografica che fa differenza, quanto quel modo di fare da "perdigiorno". Infatti di questi gruppetti ce ne sono pure di italianissimi, e mi mettono a disagio nello stesso modo. Tutta questa premessa per puntualizzare che la mia visione delle cose non sta nè a un estremo nè all'altro. La "brava gente" e i delinquenti si trovano dappertutto, indipendentemente dalla nazionalità.
Spesso si sente dire, degli stranieri che magari chiedono un diritto in più, o che non vogliono integrarsi del tutto, che "sputano nel piatto in cui mangiano". Beh, cari miei, voi che pensate che le cosiddette minoranze debbano stare zitte e mute perchè a farli stare qua gli facciamo solo un favore, ci ho riflettuto seriamente e ho concluso che siete voi a sputare nel vostro piatto. E forse la pensate in una certa maniera solo perchè potete permettervelo: sì, nel senso economico del termine.
Ho provato, solo per un attimo, a immaginare come sarebbe questa città senza stranieri.
Sicuramente via Padova sarebbe quasi deserta, a parte nel giorno di mercato, in cui tutti i vecchi del circondario escono dalle loro tane per invadere il quartiere con i loro trolley maledetti (!). Sicuramente sarebbe una città in cui io dovrei tirare parecchio la cinghia. Già il costo della vita è molto alto, e quelle poche soddisfazioni che posso togliermi provengono tutte dalla fascia di mercato ultra-conveniente che ormai è completamente in mano agli stranieri.
Andare a mangiare fuori? Al cinese, ovvio. Mi piace, costa poco, si mangia discretamente (sempre meglio averne uno "di fiducia" però... le conseguenze di una cena cinese troppo pesante sono devastanti!)
Una pizza? Dimenticatevi il pizzaiolo napoletano. E' una specie in via di estinzione. Qua tutte le pizzerie da asporto sono gestite da egiziani. E sono pure bravi.
Il kebab mi ha nutrita tutte le volte che non avevo voglia di cucinare, quindi devo solo ringraziare che esista.
Se non ci fossero i negozietti di abbigliamento cinese, sarei fregata, perchè l'abbigliamento italiano costa troppo per le mie possibilità e non trovo mai le taglie piccole.
I Navigli sarebbero la stessa cosa, senza i camerieri sudamericani? Mh, non credo proprio.
Trovatemi un parrucchiere italiano che mi faccia taglio-piega-tinta a 20 euro, e poi possiamo anche riparlarne.
Per non parlare, poi, di tutti quei lavori che oggettivamente gli italiani non vogliono più fare. Badanti, spazzini (pardon: operatori ecologici), muratori sottopagati. Ovviamente sto prendendo in considerazione solo la realtà milanese. Qualcuno di voi, bravi ragazzi italiani, sarebbe forse disposto a raccogliere pomodori?
La mia è volutamente una riflessione egoistica, me ne rendo conto. Avrei potuto parlare di diritti umani, diritto d'asilo, volemose bbene, ma credo che mi sentirei una stronza a cercare di sviscerare concetti troppo ampi e profondi, primo perchè c'è chi può farlo meglio di me e, secondo, perchè non è mia intenzione parlare di massimi sistemi. Alla fine io conosco solo una realtà molto limitata, la mia, e volerne uscire per guardare le cose "dall'alto" sarebbe presuntuoso.
Mi piace vivere in una città multietnica. E' stato, fin da subito, uno degli aspetti che ho trovato positivi. Mi piace e, inoltre, non posso farne a meno: quindi sono io che devo ringraziare e stare zitta, mica loro.